La Puglia e la provincia di Barletta-Andria-Trani soffrono del preoccupante problema della dispersione nella rete di distribuzione che va oltre il 50% del totale gestito e del 90% dell'acqua piovana. A tutto questo va aggiunto quello che è accaduto nelle scorse ore con l'esondazione del fiume Ofanto che ha messo sott'acqua i terreni. Sono difatti due facce della stessa medaglia i cui risvolti sono sempre negativi per l'agricoltura". Lo sostiene la segretaria generale della Flai Cgil Bat Dora Lacerenza all'indomani dell'eccezionale ondata di maltempo che ha colpito il centro-sud in questo avvio di primavera.
Per Lacerenza "da qui bisogna ripartire ragionando a bocce ferme su quanto sta accadendo. Le previsioni dei prossimi giorni al momento sembrano essere in miglioramento dal punto di vista delle precipitazioni ma c'è poco da stare tranquilli perché ormai l'emergenza è sempre dietro l'angolo.
Il problema delle avversità meteo-climatiche e delle catastrofi naturali è sempre più preoccupante e le cause principali sono l'inquinamento e i cambiamenti climatici. Per questo parlare di ambiente, della sua tutela e difesa del suolo, è fondamentale per il nostro territorio".
"Continuiamo ancora ad essere preoccupati - prosegue la segretaria generale della Flai Cgil Bat - non per la conta dei danni che è ancora presto per essere fatta (immaginiamo già che sarà disastrosa) ma perché il rischio esondazioni è ancora molto alto e il territorio della Bat, da Canosa di Puglia a San Ferdinando arrivando a Barletta e Margherita di Savoia, dove il fiume Ofanto termina il suo corso nel mar Adriatico, continua negli anni ad essere a rischio e poco o nulla viene fatto per metterlo in sicurezza. Per ciò che concerne invece il bilancio dei danni subiti, tra questi non possiamo non considerare tutte le giornate di lavoro perse dalle centinaia di lavoratrici e lavoratori dell'agroindustria per via della pioggia caduta e dei terreni allagati resi impraticabili.
Il settore agricolo che riteniamo strategico e fondamentale per la Bat, per il numero degli occupati e per le produzioni di eccellenza va sostenuto e difeso dalle calamità naturali, con investimenti a tutela dell'ambiente e alla cura del territorio per mettere al riparo il Pianeta dai cambiamenti climatici con politiche mirate che vadano anche nella direzione di far diventare centrale il ruolo delle persone che si occupano della salvaguardia dell'ambiente. Proprio per questo ogni anno il problema delle avversità meteo climatiche non può rendere sempre di più il territorio 'fragile', perché i primi a pagare il prezzo più pesante sono i lavoratori e le lavoratrici del settore in termini di occupazione. Naturalmente, l'impegno nella tutela del territorio passa anche attraverso i processi in grado di affrontare lo stress idrico. I lunghi mesi di siccità estiva, uniti ad un difficile governo della risorsa acqua su un territorio fortemente dipendente da fonti di approvvigionamento esterne al contesto geografico territoriale, possono generare criticità dalle quali non bisogna farsi cogliere impreparati".