Nell'epoca dell'iperconnessione anche le vacanze rischiano di perdere la loro funzione più preziosa: offrire uno spazio di autentico riposo. Tra smartphone sempre in mano, fotografie da pubblicare e il bisogno di raccontare ogni esperienza, il tempo libero si trasforma spesso in un'altra occasione di performance. È la riflessione del presidente dell'Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Puglia, Giuseppe Vinci, che invita a riscoprire il valore della lentezza, del silenzio e perfino della noia come strumenti di benessere psicologico.
«La parola vacanza deriva dal latino "vacare": essere vuoto, libero, non occupato» spiega Vinci. «È un significato che oggi sembra quasi rivoluzionario, perché viviamo in una società che fatica ad accettare il vuoto e ci spinge a riempire ogni momento con attività, impegni e stimoli. Ma il riposo autentico nasce proprio dalla possibilità di fermarsi, senza sentirsi obbligati a fare o a dimostrare qualcosa».
Secondo lo psicologo, il rischio attuale è che anche il tempo delle ferie finisca per essere governato dalle stesse logiche della produttività che caratterizzano la vita quotidiana. Se fino a qualche anno fa il lavoro invadeva le vacanze attraverso e-mail e telefonate, oggi è soprattutto la connessione continua ai social e agli strumenti digitali a rendere difficile un vero riposo.
«Anche la parola divertimento ha un significato molto profondo» osserva Vinci. «Deriva da "divertere", cioè cambiare strada, allontanarsi dal percorso abituale. Il divertimento autentico non coincide con il consumo frenetico di esperienze o con la ricerca dello scatto perfetto da condividere. Significa ritrovare il piacere delle relazioni, del contatto con la natura, del tempo trascorso con le persone care e, soprattutto, del contatto con sé stessi».
La continua esigenza di documentare ciò che si vive rischia infatti di impoverire l'esperienza stessa. «Sempre più spesso la vacanza diventa un palcoscenico sul quale dimostrare di essere felici. Il telefono registra, fotografa, certifica ogni momento che deve essere notificato a qualcuno. Così il mare resta davanti ai nostri occhi, ma il pensiero continua a inseguire commenti e approvazione. Quando il bisogno di rappresentare prevale sul piacere di vivere il momento presente, la vacanza e il divertimento finiscono».
Lo psicologo richiama inoltre l'attenzione sul ruolo positivo della lentezza e perfino della noia, spesso considerate esperienze da evitare.
«Abbiamo dichiarato guerra alla noia, come se fosse un problema da eliminare. In realtà può rappresentare uno spazio prezioso, nel quale la mente smette di essere continuamente colonizzata dalle richieste esterne e torna ad ascoltare i propri bisogni più profondi. È proprio nel silenzio e nel tempo non programmato che possono emergere desideri autentici, emozioni rimaste in secondo piano e il bisogno di costruire relazioni più significative».
L'augurio per tutti è di vivere le ferie come un tempo realmente libero, concedendosi la possibilità di rallentare, senza trasformare ogni esperienza in una rappresentazione.
«Il vero lusso contemporaneo - conclude il presidente Vinci - potrebbe non essere andare lontano, ma non dover dimostrare di esserci stati. Le vacanze iniziano davvero quando il tempo smette di essere una vetrina e torna a essere uno spazio vuoto da abitare con lentezza. Disconnettersi dalla pressione della performance non significa sottrarsi alle proprie responsabilità, ma prendersi cura di sé e delle persone che ci circondano».
giovedì 23 luglio 2026 06:58
Quando anche le vacanze diventano una performance. Gli psicologi: "Il vero lusso è imparare a rallentare"
Per l'Ordine della Puglia le ferie estive non devono essere un'altra occasione di produttività