«La tragedia di Trani ci impone di andare oltre il dolore e oltre la cronaca.
Un ragazzo di 18 anni ha perso la vita. Un ragazzo di 17 anni è arrivato a compiere un gesto irreversibile. Due giovani vite segnate per sempre.
La magistratura accerterà responsabilità e dinamiche. A noi, però, spetta un'altra domanda: come è possibile che la violenza stia diventando una risposta sempre più frequente ai conflitti?
Viviamo in un mondo attraversato da guerre, odio e contrapposizioni, nel quale troppo spesso la forza sembra prevalere sul dialogo. E non possiamo ignorare l'influenza che questo clima può avere anche sulle giovani generazioni.
La politica, a tutti i livelli, ha il dovere di interrogarsi sugli strumenti che abbiamo per prevenire la violenza: educazione, scuola, famiglia, sport, cultura, servizi sociali, ascolto e presidio del territorio.
Non per cercare colpevoli dopo una tragedia, ma per costruire anticorpi prima che accada.
Serve più attenzione. Serve più presenza. Serve più educazione.
Perché prevenire la violenza non significa soltanto garantire sicurezza. Significa costruire una società nella quale il conflitto possa essere affrontato senza trasformarsi in odio e nel quale nessun ragazzo debba sentirsi solo davanti al proprio disagio.
Quello di Trani non deve essere soltanto un giorno di dolore.
Deve diventare un momento di responsabilità.
Perché la violenza non può diventare il linguaggio del nostro tempo. E davanti a questo bivio, non scegliere è già una scelta».
giovedì 13 agosto 2026 18:05
Tragedia di Trani, Vurchio: «La violenza non può diventare il linguaggio del nostro tempo»
Il commento del consigliere regionale Giovanni Vurchio, all'esito del drammatico fatto di cronaca di stamane