A seguito del triste avvenimento avvenuto a Trani, la nota dei Giovani Democratici, a firma del segretario Cittadino GD Stefano Nenna e del Segretario Provinciale Benedetto Messinese.
''Oggi Trani si è svegliata con una notizia che lascia senza parole. Un ragazzo di appena 18 anni, Cosimo Quagliarella di Andria, ha perso la vita dopo essere stato accoltellato durante una rissa tra gruppi di giovani. Un altro ragazzo, di 17 anni, si è successivamente presentato ai carabinieri, e saranno gli inquirenti e la magistratura a ricostruire con precisione fatti, responsabilità e dinamiche di questa tragedia.
Davanti a una vicenda del genere credo che il primo sentimento debba essere il silenzio. Il silenzio del rispetto per una giovane vita spezzata, per una famiglia distrutta dal dolore e per due comunità, Trani e Andria, che oggi si ritrovano unite da una ferita che riguarda tutti.
Ma dopo il silenzio arriva anche il momento della riflessione.
E la domanda che continua a tornarci in mente è semplice quanto terribile: cosa porta un ragazzo a prendere un coltello e a usarlo contro un suo coetaneo?
Non abbiamo una risposta. E diffidiamo di chi pensa di averne una immediata.
Sono i social? Sono le fragilità familiari? Sono le condizioni sociali? È l'incapacità di gestire la rabbia? È la ricerca esasperata dell'apparenza e del consenso? È la progressiva perdita del senso delle conseguenze?
Probabilmente c'è un po' di tutto questo.
Forse il punto è che stiamo assistendo a una pericolosa difficoltà educativa nel comprendere il peso dei propri gesti. Viviamo in una società che spesso ci abitua alla velocità: tutto è immediato, tutto è impulsivo, tutto sembra reversibile. Ma la vita reale non funziona così.
Ci sono parole che feriscono. Ci sono gesti che cambiano per sempre il destino delle persone. E ci sono azioni da cui non si torna indietro.
Per questo crediamo che questa tragedia non debba essere utilizzata per cercare colpevoli collettivi o per alimentare divisioni. Dobbiamo invece interrogarci su cosa possiamo fare come comunità.
Cosa possono fare le famiglie.
Cosa possono fare le scuole.
Cosa possono fare le associazioni.
Cosa possono fare le istituzioni.
E soprattutto cosa possiamo fare noi giovani.
Forse dobbiamo tornare a costruire più occasioni di incontro vero e meno occasioni di scontro. Dobbiamo creare luoghi in cui imparare a confrontarsi, a gestire i conflitti, a riconoscere le emozioni e a chiedere aiuto quando serve. Dobbiamo investire di più nell'educazione sentimentale, nella cultura della non violenza, nella cittadinanza attiva e nella partecipazione.
Perché nessuno nasce con un coltello in mano.
Ogni volta che accadono fatti come questo significa che qualcosa si è spezzato prima: nella capacità di ascoltare, di comprendere, di accompagnare, di educare.
E allora forse la risposta più forte che possiamo dare oggi non è l'indignazione di un giorno.
È la vicinanza.
La vicinanza a chi soffre.
La vicinanza tra le persone.
La vicinanza ai giovani che vivono momenti di fragilità.
La vicinanza come strumento educativo e comunitario.
Perché una comunità che si parla, che si ascolta e che si prende cura dei propri ragazzi è una comunità più forte anche contro la violenza.
Oggi piange il cuore perché tutto questo è accaduto nel nostro territorio. Ma piangere non basta.
Dobbiamo avere il coraggio di fermarci, riflettere e chiederci che adulti vogliamo essere e che società vogliamo lasciare alle nuove generazioni.
A Cosimo, alla sua famiglia e a tutte le persone coinvolte in questa tragedia va il nostro pensiero più sincero.
E a noi tutti il dovere di fare in modo che una notizia come questa non diventi mai una normalità.''
Stefano Nenna Segr. Cittadino GD Trani e Benedetto Messinese Segr. Provinciale GD BAT
''Oggi Trani si è svegliata con una notizia che lascia senza parole. Un ragazzo di appena 18 anni, Cosimo Quagliarella di Andria, ha perso la vita dopo essere stato accoltellato durante una rissa tra gruppi di giovani. Un altro ragazzo, di 17 anni, si è successivamente presentato ai carabinieri, e saranno gli inquirenti e la magistratura a ricostruire con precisione fatti, responsabilità e dinamiche di questa tragedia.
Davanti a una vicenda del genere credo che il primo sentimento debba essere il silenzio. Il silenzio del rispetto per una giovane vita spezzata, per una famiglia distrutta dal dolore e per due comunità, Trani e Andria, che oggi si ritrovano unite da una ferita che riguarda tutti.
Ma dopo il silenzio arriva anche il momento della riflessione.
E la domanda che continua a tornarci in mente è semplice quanto terribile: cosa porta un ragazzo a prendere un coltello e a usarlo contro un suo coetaneo?
Non abbiamo una risposta. E diffidiamo di chi pensa di averne una immediata.
Sono i social? Sono le fragilità familiari? Sono le condizioni sociali? È l'incapacità di gestire la rabbia? È la ricerca esasperata dell'apparenza e del consenso? È la progressiva perdita del senso delle conseguenze?
Probabilmente c'è un po' di tutto questo.
Forse il punto è che stiamo assistendo a una pericolosa difficoltà educativa nel comprendere il peso dei propri gesti. Viviamo in una società che spesso ci abitua alla velocità: tutto è immediato, tutto è impulsivo, tutto sembra reversibile. Ma la vita reale non funziona così.
Ci sono parole che feriscono. Ci sono gesti che cambiano per sempre il destino delle persone. E ci sono azioni da cui non si torna indietro.
Per questo crediamo che questa tragedia non debba essere utilizzata per cercare colpevoli collettivi o per alimentare divisioni. Dobbiamo invece interrogarci su cosa possiamo fare come comunità.
Cosa possono fare le famiglie.
Cosa possono fare le scuole.
Cosa possono fare le associazioni.
Cosa possono fare le istituzioni.
E soprattutto cosa possiamo fare noi giovani.
Forse dobbiamo tornare a costruire più occasioni di incontro vero e meno occasioni di scontro. Dobbiamo creare luoghi in cui imparare a confrontarsi, a gestire i conflitti, a riconoscere le emozioni e a chiedere aiuto quando serve. Dobbiamo investire di più nell'educazione sentimentale, nella cultura della non violenza, nella cittadinanza attiva e nella partecipazione.
Perché nessuno nasce con un coltello in mano.
Ogni volta che accadono fatti come questo significa che qualcosa si è spezzato prima: nella capacità di ascoltare, di comprendere, di accompagnare, di educare.
E allora forse la risposta più forte che possiamo dare oggi non è l'indignazione di un giorno.
È la vicinanza.
La vicinanza a chi soffre.
La vicinanza tra le persone.
La vicinanza ai giovani che vivono momenti di fragilità.
La vicinanza come strumento educativo e comunitario.
Perché una comunità che si parla, che si ascolta e che si prende cura dei propri ragazzi è una comunità più forte anche contro la violenza.
Oggi piange il cuore perché tutto questo è accaduto nel nostro territorio. Ma piangere non basta.
Dobbiamo avere il coraggio di fermarci, riflettere e chiederci che adulti vogliamo essere e che società vogliamo lasciare alle nuove generazioni.
A Cosimo, alla sua famiglia e a tutte le persone coinvolte in questa tragedia va il nostro pensiero più sincero.
E a noi tutti il dovere di fare in modo che una notizia come questa non diventi mai una normalità.''
Stefano Nenna Segr. Cittadino GD Trani e Benedetto Messinese Segr. Provinciale GD BAT