Il disagio giovanile nasconde il profondo malessere dei giovani nel volersi rendere visibili per poter avere una propria identità. La società dovrebbe intervenire per indirizzare questa voglia identitaria verso valori positivi. Raccogliamo il contributo del dottor Nicola Basile, Sociologo pedagogista di Andria, Presidente dell'associazione HiNic..
"Ho atteso a scrivere perché le riflessioni di carattere sociale (sono un sociologo e pedagogista) vanno fatte a mente fredda.
Il disagio giovanile che sta esplodendo ovunque nel mondo e che riempie le cronache, sempre più spesso da cronaca nera, dei vari canali mediatici di informazione, non è un fenomeno nè recente, nè assolutamente nuovo. Basti pensare ai movimenti studenteschi del '68, alle ribellioni dei figli dei fiori degli anni '70, alla voglia di indipendenza degli anni '80. Ma cosa ha determinato e determina tutto ciò e cosa è cambiato oggi rispetto al passato? Indubbiamente c'è la crisi di alcuni presidi sociali come la famiglia (come fanno i ragazzi a trovarsi con le armi a portata di mano?), la scuola (da sempre vista come luogo di regole e non come occasione di conoscenze che rendono liberi), le istituzioni (che predicano bene ma che poi, si scopre, talvolta razzolano male). Tutto questo ingenera confusione nei giovani che stanno crescendo con mille domande alle quali non sempre arrivano risposte giuste. È cambiata, però, la scintilla alla base della "protesta". Non ragioni politiche, non motivazioni di contrasto alle scelte degli adulti. Le motivazioni si sono fatte futili, decisamente inconsistenti. Pretesti per mettere in moto una violenza liberatrice che serve solo a dimostrare non chi sono, ma che ci sono, esisto. Dobbiamo profondamente riflettere sul come possiamo rendere positivamente visibili i nostri giovani, dando loro la possibilità di legare il loro io ci sono a valori positivi. Non c'è la ricetta, ma una ricetta la società tutta la deve cercare perché mi sembrava che ad oggi si stia guardando con una certa distanza al problema (finché non mi tocca) non considerando che ormai tocca tutti e, in un modo od un altro, ci siamo dentro tutti o non possiamo definirci una società ma semplicemente una aggregazione di individui".
"Ho atteso a scrivere perché le riflessioni di carattere sociale (sono un sociologo e pedagogista) vanno fatte a mente fredda.
Il disagio giovanile che sta esplodendo ovunque nel mondo e che riempie le cronache, sempre più spesso da cronaca nera, dei vari canali mediatici di informazione, non è un fenomeno nè recente, nè assolutamente nuovo. Basti pensare ai movimenti studenteschi del '68, alle ribellioni dei figli dei fiori degli anni '70, alla voglia di indipendenza degli anni '80. Ma cosa ha determinato e determina tutto ciò e cosa è cambiato oggi rispetto al passato? Indubbiamente c'è la crisi di alcuni presidi sociali come la famiglia (come fanno i ragazzi a trovarsi con le armi a portata di mano?), la scuola (da sempre vista come luogo di regole e non come occasione di conoscenze che rendono liberi), le istituzioni (che predicano bene ma che poi, si scopre, talvolta razzolano male). Tutto questo ingenera confusione nei giovani che stanno crescendo con mille domande alle quali non sempre arrivano risposte giuste. È cambiata, però, la scintilla alla base della "protesta". Non ragioni politiche, non motivazioni di contrasto alle scelte degli adulti. Le motivazioni si sono fatte futili, decisamente inconsistenti. Pretesti per mettere in moto una violenza liberatrice che serve solo a dimostrare non chi sono, ma che ci sono, esisto. Dobbiamo profondamente riflettere sul come possiamo rendere positivamente visibili i nostri giovani, dando loro la possibilità di legare il loro io ci sono a valori positivi. Non c'è la ricetta, ma una ricetta la società tutta la deve cercare perché mi sembrava che ad oggi si stia guardando con una certa distanza al problema (finché non mi tocca) non considerando che ormai tocca tutti e, in un modo od un altro, ci siamo dentro tutti o non possiamo definirci una società ma semplicemente una aggregazione di individui".