domenica 04 ottobre 2026 05:52

Crisi per l'intera filiera del comparto olivicolo-oleario: cresce la mobilitazione

Con la Puglia, maggiore produttrice di olive e di olio tra le regioni italiane, in tutto il Sud si preparano manifestazioni di protesta

"La misura è colma, non si torna più indietro: sulla crisi dell'olio il silenzio assordante del Governo e delle Regioni è uno schiaffo in faccia a produttori olivicoli, cooperative e frantoiani che rischiano di perdere tutto. Da Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise e Campania partirà una mobilitazione che si fermerà solo quando sarà dichiarato lo Stato di crisi per l'olivicoltura e verranno attivate azioni concrete per evitare il tracollo definitivo del settore". Orgoglio Olivicolo, il comitato nazionale che unisce tutta la filiera del comparto olivicolo-oleario dal campo al frantoio, annuncia che la pazienza è finita. A partire dalla Puglia, la maggiore produttrice di olive e di olio tra le regioni italiane, tutto il Sud è interessato in questi giorni dalla preparazione di più manifestazioni di protesta.

"Governo e Regioni prendono tempo, ce ne hanno fatto sprecare oltre ogni limite dimostrando totale disinteresse per lo stato di disperazione che sta cogliendo migliaia di imprenditori agricoli, olivicoltori, produttori uniti nelle cooperative, frantoiani. Chiediamo che il Governo riconosca lo stato di crisi del settore olivicolo e di tutto il comparto agricolo per l'attivazione dei provvedimenti conseguenziali.
"Per settimane ci hanno chiesto pazienza. Abbiamo risposto alla convocazione di tavoli di crisi regionali e al Ministero. Per mesi e mesi hanno fatto finta di ascoltare le nostre proposte. Non chiediamo la luna, vogliamo che i produttori olivicoli, le realtà cooperativistiche e i frantoi italiani siano messi nelle condizioni di combattere alla pari la sfida dei mercati, con regole certe che valgano per tutti, con controlli di qualità e salubrità dell'olio a cui noi siamo abituati attivando sistemi di controllo che impediscano l'ingresso e la vendita di 'miscele' a basso costo provenienti dall'estero.
Scendiamo nelle piazze per parlare con i consumatori per spiegare loro cosa sta succedendo e i rischi a cui si va incontro. Le nostre richieste restano le stesse. Ora le porteremo in piazza, tutti insieme, a partire dal Sud e poi in tutta Italia".

Il Comitato Orgoglio Olivicolo chiede con urgenza:

1. Il riconoscimento da parte del Governo dello stato di crisi del settore olivicolo e di tutto il comparto-agricoltura, per l'attivazione immediata dei provvedimenti conseguenziali.
2. L'introduzione con decorrenza immediata del documento di trasporto in formato elettronico così come già disposto da tempo per il settore viti vinicolo promesso ma non ancora attivato.
3. Un piano straordinario di controlli anti-frode su scala nazionale reale e verificabile;
4. Misure ad hoc di ritiro e stoccaggio del nuovo olio per sostenere il prezzo alla produzione così come previsto dalla normativa comunitaria e di sostegno finanziario per i frantoi.


Ed anche Confagricoltura lancia un grido d'allarme: la crisi del comparto olivicolo sta assumendo i contorni di un danno strutturale che rischia di compromettere in maniera irreversibile uno dei pilastri dell'economia agricola del territorio.
La situazione è ormai difficilmente sostenibile per produttori, frantoi e operatori della filiera. L'olio invenduto continua a giacere nei silos, immobilizzando risorse finanziarie e aggravando una situazione di liquidità già estremamente critica. A fronte di costi di produzione elevati e di un mercato che non consente di recuperare adeguatamente gli investimenti sostenuti dalle imprese, il comparto rischia di entrare in una spirale sempre più difficile da interrompere.
Non siamo di fronte a una semplice difficoltà congiunturale. Se non si interviene rapidamente, quella che oggi è una grave crisi di mercato rischia di trasformarsi in un problema strutturale, con conseguenze pesantissime sull'intera economia agricola coratina e sugli areali olivicoli circostanti.
E la preoccupazione aumenta guardando già alla prossima campagna olivicola, che si presenta economicamente ancora più gravosa per le aziende. Gli olivicoltori si trovano infatti a dover affrontare costi crescenti per carburanti, concimi e mezzi tecnici, ai quali si aggiungono gli elevati costi energetici necessari per le irrigazioni. Costi che incidono pesantemente sui bilanci aziendali e che rischiano di rendere sempre più difficile sostenere una produzione remunerativa, soprattutto in un contesto nel quale le giacenze di olio invenduto continuano a rappresentare un macigno finanziario per l'intera filiera.

È una situazione paradossale: alle imprese viene chiesto di continuare a investire, coltivare, irrigare e produrre, sostenendo costi sempre più elevati, mentre il prodotto già ottenuto rimane immobilizzato nei silos e non riesce a generare la liquidità necessaria per finanziare la nuova campagna.
In questo scenario, le misure finora annunciate a livello centrale, come la possibilità per i frantoi di accedere a una cambiale agraria fino a 50.000 euro, assistita da garanzia ISMEA e da restituire nell'arco di cinque anni, appaiono, secondo Confagricoltura Corato, insufficienti rispetto alla dimensione reale del fabbisogno finanziario della filiera.
Uno strumento di finanziamento può certamente rappresentare un sostegno alla liquidità, ma non risolve il problema alla radice: l'olio invenduto resta nei silos, il capitale rimane immobilizzato e le imprese continuano a sostenere costi senza disporre di adeguati flussi finanziari.

Per questo Confagricoltura Corato chiede con forza l'immediata convocazione di un tavolo di emergenza sull'olivicoltura, che coinvolga il Governo, le istituzioni regionali e territoriali, gli organismi della filiera e tutte le rappresentanze sindacali e datoriali del comparto agricolo.
Serve un confronto vero, senza misure frammentarie e senza interventi che, da soli, non sono proporzionati alla portata della crisi. Occorre costruire un piano organico e concreto, capace di affrontare contemporaneamente il problema delle giacenze, della liquidità delle imprese, della remunerazione del prodotto e della sostenibilità economica della prossima campagna.
Il tempo degli interventi spot deve finire. Gli olivicoltori e i frantoiani non chiedono assistenzialismo: chiedono condizioni che consentano alle imprese di continuare a produrre, investire e garantire futuro a un comparto che rappresenta una parte fondamentale dell'identità agricola ed economica del territorio.
Confagricoltura Corato ritiene indispensabile che tutte le forze della filiera si siedano immediatamente attorno allo stesso tavolo per individuare soluzioni condivise e operative.
Non possiamo permettere che una crisi di mercato si trasformi nel collasso di un intero sistema produttivo.
Il rischio, se non si interviene con tempestività e con strumenti adeguati alla reale dimensione del problema, è che il comparto olivicolo coratino e gli areali circostanti vadano incontro a una crisi senza precedenti, con la perdita di aziende, reddito, occupazione e patrimonio produttivo.
Confagricoltura Corato chiede dunque un'assunzione di responsabilità immediata da parte di tutte le istituzioni competenti. Il comparto olivicolo non può più aspettare.