"Cittadini tutti,
viviamo una crisi che in questi giorni in Puglia e in Italia sta diventando insostenibile.
Al centro, forte come non mai, c'è il collasso del comparto agricolo, che per Andria è la vita stessa.
E' la sua storia, le sue radici, il suo orgoglio.
E' il motore dell'economia locale, da sempre.
Se la Puglia è la prima regione italiana per produzione di olio extra-vergine d'oliva, con circa la metà della produzione nazionale, Andria ne ha la piana olivetata più estesa, emozionante per la sua bellezza, e ne è considerata una delle capitali mondiali.
Accanto, c'è il collasso del comparto dei trasporti: dai mezzi agricoli a quelli commerciali, sulle sue ruote viaggia tanta economia locale, regionale e nazionale.
Il caro carburante, il caro energia, la difficoltà di accesso al credito, stanno strangolando imprese e lavoratori. La gente è esasperata. Con salari bassi e un costo della vita altissimo, non riesce più a garantire il quotidiano.
In questa morsa, anche gli Enti Locali sono in difficoltà: con i tributi già portati al massimo, hanno margini quasi nulli per incidere e dare respiro.
Di qui, la crisi da "caro vita".
A pagare le conseguenze di questo quadro, sono soprattutto le fasce economicamente più fragili. Ma, attenzione: in questo vortice, 'fragili' siamo destinati a diventare tutti, a cascata.
Mentre tutto questo accade, il lavoro più prezioso della nostra terra viene svilito: l'olio ha un prezzo bassissimo, le cisterne sono ancora piene dallo scorso anno e abbiamo una nuova campagna olearia alle porte.
I costi per muovere i mezzi ogni mattina sono più elevati di quello che frutta il lavoro giornaliero.
Se un agricoltore non semina, non raccoglie.
Se un trasportatore non viaggia, la merce non arriva.
Se un'azienda non produce, la sua economia si blocca.
Se un'impresa non assume, la disoccupazione e la fame aumentano.
Se le tasse non sono eque, i contribuenti non le pagano.
Se in una famiglia non c'è serenità economica, non si investe sul futuro dei figli.
Non si entra in un negozio, non si fa una spesa adeguata. Non si fa un investimento, non si paga un affitto; non ci si concede uno sfizio, che genera anch'esso risorse, da un caffè ad un concerto, da un capo di abbigliamento ad una vacanza.
Così, a catena, si blocca l'economia.
Si blocca la Città.
L'esasperazione si fa rabbia; rischia di degenerare, come sta accadendo in altre parti d'Italia, a noi vicine o lontane.
La rabbia deve emergere, non può essere messa a tacere.
Non può essere ignorata.
E non può trasformarsi in ingiustificata ed ingiustificabile violenza, come abbiamo visto in queste ore.
Andria, che prende le distanze da ogni forma di aggressione e degrado, ha scelto con maturità di essere Comunità.
Non puntare il dito contro i responsabili, che pure verrebbe facile ma che è un compito demandato ad altre sedi. Individuare soluzioni, questo fa una comunità guardandosi negli occhi e parlandosi.
Di qui la scelta di ascoltare subito i comitati spontanei dei manifestanti e quelli organizzati.
Alla contrapposizione facile e pericolosa, con il rischio di essere gli uni contro gli altri, abbiamo preferito con pazienza e determinazione essere tutti insieme, intorno al tavolo permanente di crisi immediatamente attivato dall'amministrazione comunale.
È stato lo strumento che ci ha consentito di confrontarci e stabilire l'obiettivo comune: darci voce, esserci, fare da apripista per altri territori, nel silenzio assordante degli organi di informazione nazionale che per la maggior parte hanno preferito tacere quello che al Sud sta accadendo, ferendo doppiamente chi ha scelto di scioperare per far valere un diritto, per chiedere attenzione, per chiedere azioni concrete di supporto.
Andria ha scelto di dimostrarsi Comunità pacifica e coesa, per contribuire a portare le istanze di una intera popolazione locale ai tavoli regionali, nazionali ed europei.
Già alcuni risultati si sono raggiunti in questi giorni, grazie al lavoro di chi ha scelto di protestare senza arrecare ulteriori danni all'economia locale. Occorre perseverare su questa strada, senza accontentarsi di pezze a colori ma pretendendo interventi puntuali e sistematici. Perchè la crisi di cui parliamo oggi e che viviamo oggi, viene da lontano, inutile prenderci in giro. Le avvisaglie c'erano tutte ma non sono state affrontate, non sono state comprese.
Questa mobilitazione andriese, vuole farci assumere la consapevolezza che se si ferma una qualsiasi categoria della nostra città, si ferma via via la città tutta. In tanti lo hanno capito, subito.
Grazie agli studenti, che allo sciopero mattutino durante le lezioni scolastiche, hanno preferito la presenza pomeridiana, qui, oggi.
Tra loro ci sono tanti figli di lavoratori direttamente colpiti dalla crisi ma tanti altri che ne hanno percepito e condiviso la gravità e che comprendono quanto sia compromesso il loro stesso futuro.
Grazie ai commercianti, agli esercenti, agli ambulanti, ai professionisti, agli imprenditori, ai dipendenti pubblici e privati, a tutti coloro che oggi hanno scelto spontaneamente di non svolgere la loro attività lavorativa per sostenere le ragioni di chi questi giorni non ha potuto andare a lavorare.
Nessuno oggi è qui per costrizione; a nessuno è stato imposto con la forza di chiudere una serranda o di spegnere un'insegna; ad Andria non ci sono facinorosi col desiderio di arrecare danni; ci sono cittadini che hanno lanciato un grido di dolore e di incertezza e lo hanno fatto con compostezza e dignità. Per questo era giusto che oggi, tutti, si desse un segnale, partecipando a questo momento. Era giusto che questa Città si trasformasse in un abbraccio collettivo.
Grazie alle associazioni, alle parrocchie, alle parti sociali, alle famiglie, alle organizzazioni che hanno aderito, in vario modo.
Grazie alle forze dell'ordine, alle preziose forze dell'ordine che sono sempre alleate di ciascuno di noi, non avversarie.
Sono con noi sentinelle e presidio di legalità, sempre.
Grazie a chi in queste ore e in questi giorni, come spesso accade, ha criticato: il dissenso fa parte della democrazia e noi dobbiamo esserne garanti, nel rispetto delle persone e dei loro ruoli.
Ci dispiace per chi gioca al ribasso, a dividere e a creare malessere.
Siamo chiamati a raggiungere e a recuperare tutti convertendoli alla causa comune dell'unità e della pacificazione. Di guerre ce ne sono anche troppe, inaccettabili e dolorosissime. Non possiamo dar vita anche ad una guerra interna di comunità, saremmo stolti doppiamente.
Abbiamo già il malessere sociale da guardare negli occhi e affrontare e dobbiamo farlo con gli strumenti della determinazione e della coesione.
Più ci dividiamo, più il reale malcontento del paese non viene percepito ma, anzi, viene sminuito e archiviato.
Andria oggi si è distinta. Si è distinta in questa difficile e drammatica situazione.
E non vuole appuntarsi una medaglia, né fare passerella. Vuole agire e vuole reagire.
Vuole dire a gran voce che ciascun andriese, in questo momento, ha il volto e la preoccupazione di ogni agricoltore, di ogni olivicoltore, di ogni trasportatore, di ogni cittadino afflitto da una crisi che non può toglierci speranza ma deve trasformarsi in un impegno reciproco, concreto e verificabile, per tenere insieme lavoro, impresa e comunità, con un confronto permanente ben oltre la mobilitazione odierna.
Siamo comunità unita. Siamo famiglia nelle grandi e nelle piccole cose, in quelle liete e in quelle dolorose.
Con questo spirito affrontiamo questo delicato momento e portiamo le nostre istanze ai tavoli competenti, oltre che a lavorare già come Comune su misure fattibili per alleviare il peso economico di chi è più vessato e fa più fatica a far quadrare i conti e a sopravvivere.
Nella difficoltà e drammaticità del momento, sono orgogliosa di questa piazza che ha dimostrato tanto, soprattutto ai più giovani.
Si può e si deve manifestare; si deve esercitare il diritto di protestare; si ha il dovere di farsi ascoltare. Ma con un imperativo: nel rispetto di tutti! Nel rispetto dei luoghi e delle persone.
E allora, Andria dà vita qui ad un patto sociale per la Città.
Questa mobilitazione vuole provare ad essere il punto di partenza; un percorso aperto, plurale e concreto, promosso attraverso il coinvolgimento di tutti coloro che desiderano contribuire al bene comune.
Uno strumento che dia vita ad un confronto pubblico per individuare le priorità, definire gli impegni dei diversi soggetti, valorizzare le risorse già in campo e definire azioni attuabili nel breve e nel medio periodo.
Il Patto dovrà essere fondato sulla trasparenza, sulla partecipazione e sulla verifica dei risultati. Non un elenco di buone intenzioni, ma un'assunzione pubblica di responsabilità, nella quale ciascuno faccia la propria parte senza confondere i compiti delle istituzioni con quelle dalla società civile.
Da questa piazza, parte il vero lavoro. Non ci spaventa, siamo già all'opera. Nell'unità, la vera forza. Grazie, Andria!"