
È finito con uno sguardo pieno di gratitudine e un arrivederci sussurrato all'uscita del tendone il IV atto di "Facciamo Pace", il movimento d'inverno del Festival Internazionale Castel dei Mondi, con la direzione artistica di Bruno Soriato, in sinergia con Puglia Culture ed il sostegno della Regione Puglia, che quest'anno ha preso forma in venti giorni di programmazione e portato in piazza non solo artisti e spettacoli, ma famiglie intere, scolaresche, bambine e bambini di ogni età.
Lo chapiteau che ha abitato il cuore della città per tutto il tempo del Natale si è svuotato lentamente, lasciando dietro di sé lo stupore di una comunità che ha scelto, ancora una volta, di fare pace. A parlare non sono solo le emozioni, ma anche i numeri: 22 rappresentazioni, 10 sold out, 25 artisti ospiti, 8 compagnie di cui 2 dall'estero, 6 istituti comprensivi coinvolti e oltre 3000 presenze complessive. Numeri che raccontano un bisogno condiviso: quello di fermarsi, incontrarsi, ascoltare e meravigliarsi insieme. Un successo che nasce da una visione politica e culturale chiara, come sottolinea la sindaca Giovanna Bruno: «In una città che non ha un teatro stabile, questo chapiteau è stata una scommessa. Non si tratta del tendone di un semplice circo, ma di un luogo che ha raccolto arte e cultura in tutte le sue forme: teatro, comicità, musica… e dato spazio alla fantasia e alla meraviglia, perché crediamo che il tempo di Natale sia un tempo di stupore. Molte famiglie con i loro piccoli hanno scelto di essere partecipi di queste esperienze e ci aiutano a convincerci del fatto che i cambiamenti hanno bisogno di tempo ma vanno fatti. Abbiamo visto una collettività che si educa al bello e alla crescita, e non possiamo che augurarci che questo 2026 sia un anno di bellezza per tutti».
Una riflessione condivisa anche dall'Assessora alla Bellezza, Daniela Di Bari, che ha vissuto ogni giorno di rassegna come un piccolo viaggio nel cuore della comunità: «Il tendone, nel cuore luminoso della città, è diventato uno spazio simbolico: un luogo da abitare insieme, dove la bellezza si è offerta come dono. Poco prima di ogni spettacolo, percorrendo una stradina che naturalmente si inserisce nella piazza svelandone prima uno scorcio, entravo pian piano nella piazza con il cuore trepidante e attento: lo sguardo si apriva, emozionato e gioioso, sull'attesa gentile di tante famiglie, di tante persone pronte a entrare nello chapiteau e condividere il tempo dell'arte. In quell'immagine prende forma lo sguardo bambino: uno sguardo aperto, curioso, capace di stupirsi, che può orientare le scelte perché libero e desideroso, perché partecipe e gioioso, perché pronto alla meraviglia, perché sintonizzato sull'amore. È a partire da lì che una città impara a prendersi cura, ad accogliere, a crescere insieme, scegliendo ogni giorno la bellezza come diritto e atto d'amore di comunità».
Meraviglia, accoglienza, comunità: è con queste parole che si può raccontare anche il senso profondo della direzione artistica curata da Bruno Soriato, ideatore e guida del "movimento d'inverno" nato dal percorso de La Città Bambina: «Grazie alla collaborazione con il Circo El Grito, di cui ringrazio in particolare la direttrice artistica Fabiana Ruiz Diaz per l'entusiasmo e la cura, quest'anno è stata possibile la comparsa nel cuore della città dello Chapiteau, spazio temporaneo e accogliente che ci ha permesso di ritrovarci a teatro in compagnia di spettacoli d'eccezione. La grande partecipazione di pubblico, più che una scommessa vinta, mi sembra una conferma di senso del percorso che abbiamo avviato quattro anni fa con La Città Bambina: c'è un intero territorio che ha occhi pronti alla meraviglia, che non vede l'ora di risvegliare i propri sogni e disposto a mettere tutto – felicemente – a soqquadro!».
Con lo smontaggio dello chapiteau, si conclude un'esperienza che non è solo teatrale, ma profondamente politica: restituire al centro della città, e della vita quotidiana, uno spazio di bellezza, di incontro, di trasformazione. Il tendone va via, ma non porta via nulla: lascia segni, storie, promesse. E una città più pronta ad accogliere l'infanzia, l'immaginazione, il tempo lento.
Una città che sa, ora più che mai, che fare pace è un verbo da coniugare ogni giorno.





