mercoledì 11 marzo 2026 06:15

Giornate FAI di Primavera: per la prima volta aperto al pubblico Palazzo Marchio ad Andria

In programma sabato 21 e domenica 22 marzo

Sabato 21 e domenica 22 marzo torna il più importante evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese con visite a contributo libero, si tratta delle Giornate FAI di Primavera. Per l'occasione ad Andria si potrà visitare Palazzo Marchio.

Il palazzo, vicino al bastione di Porta Castello, è tra i primi esempi di espansione urbana fuori le mura. La sua forma curva seguiva l'antico tracciato murario. Sorge lungo l'ex via Ruggiero Settimo, in un'area interessata da intenso sviluppo edilizio dopo l'abbattimento di Porta Castello per creare un grande viale verso Piazza Catuma. La zona divenne così scelta dalla borghesia come simbolo di prestigio sociale.

La famiglia Marchio è documentata ad Andria fin dai primi del Settecento con l'arcidiacono Lorenzo. Le informazioni sui discendenti restano frammentarie a causa dell'incendio degli archivi del 1799, che distrusse numerosi documenti. Nell'Ottocento la famiglia si articolò in diversi rami, uniti dall'interesse per l'agricoltura e l'allevamento dei cavalli. I fratelli Michele e Nicola, proprietari del palazzo in piazza Imbriani, promossero nuove costruzioni accanto alla dimora paterna, mentre un altro ramo edificò il palazzo in via Bovio, noto anche per una rinomata scuderia di cavalli da corsa.

Le grandi dimensioni di questo palazzo, risolte nell'accentuato andamento orizzontale, non comunicano, complice la patina del tempo che ammorbidendo i contrasti tutto accomuna e assimila, un effetto di monumentalità. Diversa doveva essere la sua rilevanza architettonica, quando appena terminato, la lunga facciata riluceva allo smagliante contrasto tra il bianco del liscio paramento di pietra al pian terreno e il rosso pompeiano della facciata superiore, disegnata e alleggerita dai varchi timpanati dei balconi signorilmente austeri, scanditi da coppie di lesene.

Generato dall'arte costruttiva, sobria e funzionale, di un ingegnere, rispondeva perfettamente alle esigenze estetiche e funzionali dei suoi committenti, appartenenti all'aristocrazia terriera che traeva la propria ricchezza dalla terra e ad essa indirizzava principalmente le proprie cure. Non si conoscono né il tipo né l'entità di eventuali restauri.

Sarà possibile attraversare gli spazi interni, finora mai aperti, e lasciati, in buona sostanza, inalterati. Storicamente interpreteremo il gesto intraprendente di uscire dal tessuto urbano consueto per proiettarsi fuori dalle mura in un paesaggio ancora campestre per costruirsi una residenza che moltiplicasse la propria presenza nella città che indica la volontà di voler agire su di essa, di investire sul suo sviluppo futuro. Infatti rappresente l'immediato caratterizzarsi della zona come sede di "belle costruzioni" che non avvenne in modo del tutto casuale ma in seguito ad aspirazioni e progetti ben precisi, manovrati dall'alto, da quella stessa classe dirigente che vi si andava insediando. Nell'arco terminale dell'atrio, sopra la chiave di volta, è riportata la data del 1858, sicuramente l'anno in cui furono terminati se già nel 1856 si andava costruendo la facciata.