
Andria ha scritto un'altra pagina concreta di cambiamento. Con la demolizione del rudere di via Quinto Ennio, all'angolo con via Trani, si è chiusa una vicenda che si trascinava da oltre mezzo secolo. Un immobile abbandonato, simbolo di degrado e insicurezza, fermo tra contenziosi e promesse mai mantenute, è diventato finalmente un'opportunità di riqualificazione e nuova viabilità. Un problema che per oltre 50 anni nessuno era riuscito a risolvere, oggi è risolto grazie all'amministrazione guidata dalla sindaca Giovanna Bruno. E non è un caso isolato.
Negli ultimi anni, Andria ha visto concretizzarsi interventi attesi da decenni, rimasti per troppo tempo sulla carta: pubblica illuminazione su strade spontanee dopo oltre 40 anni (via Pasteur, via Vignale, via Zeppelin, via Stradivari, via Mayer, via B. Cremonini, ecc.); nuovo mercato ortofrutticolo consegnato dopo circa 60 anni, con il trasferimento e la trasformazione dell'area storica in un polo culturale moderno; superamento del ponte Bailey dopo quasi 15 anni di attesa e disagi; asilo nido Gabelli restituito alla città dopo 6 anni di fermo; piazza, mercato e ludoteca nel quartiere San Valentino, avviato l'iter per la realizzazione dopo circa 20 anni; Riqualificazione del Centro Fornaci dopo oltre un decennio di chiusura e abbandono; realizzazione del campetto da calcio di San Domenico avvenuta dopo 15 anni di stop; restauro del mercato di via Flavio Giugno portata a termine dopo circa 40 anni. E si potrebbe continuare.
A questi si aggiungono interventi strutturali strategici che stanno cambiando il volto della città, come i progetti di rigenerazione urbana legati ai PINQuA e l'interramento ferroviario, con nuove aree verdi, mobilità sostenibile e una nuova centralità urbana. Opere diverse tra loro, ma unite da un elemento comune: erano considerate impossibili.
«La demolizione del rudere di via Quinto Ennio non è solo un intervento urbanistico: è il segno concreto che anche le storie più complicate possono essere risolte» ha spiegato la Sindaca Giovanna Bruno. «Parliamo di una vicenda ferma da oltre 50 anni, che oggi trova finalmente una soluzione. In questi anni abbiamo affrontato problemi che sembravano irrisolvibili, opere bloccate da decenni, quartieri dimenticati. Lo abbiamo fatto con determinazione, con lavoro quotidiano e con una visione chiara della città. Qualcuno le chiamava "opere impossibili". Oggi possiamo dire che sono realtà. E questo è solo l'inizio di un percorso che vuole continuare a trasformare Andria, restituendo dignità agli spazi, servizi ai cittadini e futuro ai nostri quartieri».
Dalla rigenerazione urbana alla riapertura di spazi pubblici, dalla sicurezza alla viabilità, dalla cultura ai servizi di quartiere. L'amministrazione Bruno ha dimostrato che Andria può superare immobilismi storici e ritardi accumulati in anni e anni. Non annunci, ma risultati. Non promesse, ma opere realizzate.
«Non dimentico la prima delle opere impossibili agli occhi di molti: la sepoltura definitiva di Graziella Mansi. Da più di un ventennio giaceva, da sola, sotto terra nel campo in cui fu sepolta dopo la sua uccisione ai piedi di Castel del Monte. Ora ci accoglie, all'ingresso del Campo Santo, divenuta simbolo di innocenza violata. Monito, oltre che ricordo. Era un'opera impossibile. Per noi, un imperativo morale» ha concluso la Sindaca.
Contenuto elettorale sponsorizzato
