
Signor Presidente della Repubblica,
famigliari delle vittime, feriti e sopravvissuti, Autorità, cittadini tutti:
la campana ha finito di contare…
23 rintocchi: un tempo infinito.
Come quella torrida giornata d'estate. Infinita anch'essa. Quando fu proprio il tempo a fermarsi, mentre le cicale continuavano a frinire, offrendo il loro stridulo suono quale nenia per la cruda morte, tra ulivi argentei macchiati di sangue, terra bianca d'arsura, lamiere incandescenti. Il nostro suolo, culla di dolore. Assurdo e spietato. Una frazione di secondo. Forse ancor meno.
Fa male. Ieri come oggi.
23 nomi: un vuoto infinito.
Reso ancor più violento da questi 10 anni trascorsi. Rabbia, tanta. Giusta, necessaria. Perché 23 non è un numero; non la cifra di un incidente. 23 sono le case spente all'improvviso; in quartieri diversi, in Città differenti, ma con lo stesso accecante buio.
50, oltre 50 feriti…non sono figurine dell'album dell'orrore: sono persone in carne ed ossa che i segni della tragedia ce li hanno ormai perennemente tatuati sul corpo.
Perdonatemi sin d'ora se ho paura che ogni mia parola sia più piccola del silenzio che stiamo osservando. Ecco…il silenzio…dobbiamo costruirlo come nessuno di noi lo ha mai vissuto…perché deve essere il silenzio della memoria; quella memoria che si fa cura del dolore, che prova ad attraversarlo tutto, fino al midollo, lì dov'è il punto che fa più male; quel dolore che inevitabilmente divide e lacera, consuma e incattivisce, frappone e contrappone.
Ma la memoria, quella che siamo chiamati a realizzare a partire da questa piazza, la memoria deve consentire a quel dolore di sprigionare la sua forza d'Amore che supera e lega, per l'eternità. Un dolore che non si fa spettacolo, ma si veste di umanità. Che deve in qualche modo provare a percorrere la strada impervia di una pacificazione con la vita... difficile, mi rendo conto, anche solo da immaginare.
Siamo qui per questo. Ora, oggi.
In questi 10 anni passati, abbiamo osato in qualche modo esserci nei nostri territori colpiti. Lo abbiamo fatto con modalità differenti, a volte sovrapponendo e moltiplicando eventi. Altre volte aspettando che il 12 luglio passasse come se non ci fosse mai stato.
Qualunque cosa ci è sembrata fuori luogo, seppur opportuna; doverosa per le Comunità che noi sindaci rappresentiamo, ma spesso non condivisa e mal accettata da chi con il lutto convive e da chi conforto non ha più trovato, dopo quello schianto.
Famiglie care, sopravvissuti, se il nostro agire formale è apparso goffo o misero o ridondante, sono qui a scusarmi, anche a nome degli altri. Usate la clemenza di cui siete vestiti, nella dignità della sofferenza che vi ha trafitto l'anima.
Anche per questo, da oggi e per i 12 luglio a venire, vogliamo vivere con voi il nostro dovere umano, civile ed istituzionale: fare memoria.
Lo dobbiamo ai 23 nomi che, ci perdonerete l'invadenza, sono patrimonio collettivo.
Storie, relazioni, sogni.
23 vite infrante in quello scontro. Divenute loro malgrado emblema di Comunità unite più che da un tracciato ferroviario, fallibile, da una narrazione di continuità emotiva.
Quando in un paese o in una Città arrivava la ferrovia, accresceva la vita intorno. Tutt'ora è così. Con un treno c'è progresso. E poi fermento, scambi, socialità, opportunità, lavoro, studio, salute...tutto ciò che è vita quotidiana passa da un tracciato ferroviario che come un fiume lambisce i territori attraversati, alimentando ricchezza umana prima ancora che economica.
Quel binario, invece, la vita l'ha interrotta, quel giorno. I treni hanno smesso di viaggiare, per anni. Le Comunità sono ritornate all'isolamento, la mobilità mutilata.
Andria è il luogo teatro dell'incidente. E' la terra che piange il più alto numero di figli. Andria oggi organizza ed ospita. Lo fa per tutto il territorio coinvolto. Perchè quel binario unico non ha confini di Comune.
Parlo da sindaco di Andria, ma con il cuore di tutte le Città che sono qui con noi, della Puglia e di fuori Puglia, insieme ai primi cittadini che con me indossano questa fascia tricolore: nei 3 colori sul petto, ci sono tutte le Comunità che guidiamo, fatte di persone che ricordano esattamente dov'erano quel 12 luglio 2016 alle ore 11.05, cosa facevano. Ma tante altre, troppo piccole o venute dopo o semplicemente distratte, nulla sanno o nulla sapranno mai se noi non assumiamo l'imperativo di ricordare. Ricordare per collocare nello spazio la sofferenza dei sopravvissuti, segnati per sempre nel corpo e nello spirito; ricordare per non far morire anche nell'oblio quelle vittime già morte al km 51.
Ricordare per ringraziare i tantissimi che prestarono soccorso, che si adoperarono in quell'inferno; ricordare per non spegnere il senso di fallimento che proviamo per ogni vita che non abbiamo protetto abbastanza, perché questo rimorso deve accompagnarci al di là delle responsabilità di ciascuno. Dobbiamo dircelo, non possiamo tacere. Né vogliamo farlo. Queste morti pesano sulle nostre coscienze, allora come ora. E devono tormentarci, insieme alle storie dei feriti, quando da istituzioni facciamo scelte; devono accompagnarci quando ci sentiamo infallibili, devono scuoterci quando tendiamo a normalizzare tutto, devono obbligarci ad agire per migliorare la qualità della vita, non per profitto. Devono essere il nostro fiato sul collo. Sempre, sempre!
E Lei, signor Presidente, Lei in quanto Capo dello Stato: c'era 10 anni fa, con tutto il Paese nei Suoi occhi, nella Sua presenza, nella Sua commossa partecipazione. E c'è oggi, dono prezioso. Cura e attenzione. Carezza e abbraccio. L'Italia, con Lei qui al nostro fianco, si sta fermando ancora: muta, attonita. Sofferente.
Grazie!
Grazie per aver accolto il mio invito, per averne compreso a fondo le ragioni, il percorso fatto in questi anni. Grazie per non essersi sottratto dal testimoniare che questo dolore collettivo, se lo mettiamo insieme, diventa impegno comune. Qui, oggi, c'è lo Stato. Queste famiglie, quei 23 nomi, i tanti feriti…non sono meno di altri drammi nazionali. Sono avvolti dalla medesima premura, la Sua, signor Presidente. Ancora grazie!
Nel 2024, con atto ufficiale, Andria ha istituito la "Giornata in Ricordo del 12 luglio 2016" e ha chiesto alla Regione Puglia di fare altrettanto; è di qualche giorno addietro l'indirizzo regionale di unità di questa celebrazione rivolto a tutte le Città, non solo a quelle direttamente coinvolte. Città della Memoria, Puglia della Memoria. Per arrivare ad una Legge Regionale dedicata. Un importante risultato corale.
Chiediamo di più: una legge nazionale, che parte proprio da qui, da tutti noi, per unire il Paese in questo dovere del ricordo. Siamo al lavoro.
Abbiamo intitolato piazze, stiamo dedicando luoghi; stiamo realizzando targhe, statue, insegne…azioni che, siamo ben consapevoli, forse placano il nostro disagio e la nostra inquietudine. Ma non colmano 10 anni di assenza. Non restituiscono volti e abbracci; non asciugano lacrime che non bagnano più, diventate cristalli irti, come spine.
Perché 23 persone non muoiono 'per fatalità'. Muoiono per responsabilità. Precise. Con la loro morte, di certo è morta la fiducia, che dobbiamo faticosamente riconquistare; è morta la sicurezza che ogni comunità deve ai suoi figli, proteggendoli uno ad uno. Ma non deve più morire. Mai più. Spetta a noi, in primo luogo a noi istituzioni.
Famigliari tutti e voi, sopravvissuti: concedeteci di non sbagliare ancora, di non fallire oltre. Consentiteci di non lasciarvi soli, non oggi, non domani, non più. Il nome dei vostri cari, così come le vostre ferite, hanno cucito una Regione intera, uniscono il Paese e la vostra rabbia o quanto di essa rimane o quanta ancora ne deve venire intimamente fuori, questa rabbia che è amore ferito, si fa memoria.
Non vi chiedo di metterla da parte, l'amarezza. Vi chiedo di offrirla a tutti e a ciascuno, per raccoglierla con delicatezza, dandole sembianze di madre. Una madre che soffre e geme, ma che genera, alimenta vita e crea speranza.
Dateci di fare, insieme a voi, con discrezione e compostezza, la nostra piccola parte, stimolando umana consapevolezza. Per un passato che di certo non possiamo riscrivere e cambiare, ma per un futuro che sicuramente non può permettersi di tradire, dimenticando.
Così, la Comunità si fa memoria. Ad imperituro ricordo dei feriti e delle vittime dell'incidente ferroviario del 12 luglio 2016. Sentinelle del nostro agire. Custodi di eternità.
Andria, 12 luglio 2026
Il Sindaco
Avv. Giovanna Bruno
