
Pasquale Abbasciano, Giuseppe Acquaviva, Serafina Acquaviva, Maria Aloysi, Alessandra Bianchino, Rossella Bruni, Pasqua Carnimeo, Enrico Castellano, Luciano Caterino, Michele Corsini, Albino De Nicolo, Salvatore Di Costanzo, Giulia Favale, Nicola Gaeta, Jolanda Inchingolo, Donata Pepe, Maurizio Pisani, Giovanni Porro, Fulvio Schinzari, Antonio Summo, Francesco Ludovico Tedone e Gabriele Zingaro.
Ventitré nomi che, dal 2016, ricordano un disastro ferroviario che continua a risuonare nella memoria della comunità pugliese. Ventitré persone che, come ha ribadito oggi la sindaca di Andria Giovanna Bruno, non sono morte per una fatalità, ma per responsabilità ben precise. Ventitré storie che oggi 12 luglio hanno riunito un'intera comunità, fisicamente e nello spirito, in piazza dei Bersaglieri, davanti alla Stazione Centrale di Andria, per il decennale della strage ferroviaria. Una commemorazione avvenuta alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Alle 11:05, l'ora esatta dell'impatto tra i due treni della Ferrotramviaria dieci anni fa, la piazza ha osservato un minuto di silenzio, seguito da ventitré rintocchi di campana: uno per ciascuna vittima per restituire la dignità di una vita che è oltre il semplice numero.
C'è Antonio Summo, il più giovane tra le vittime con appena quindici anni: stava rientrando a casa dopo aver sostenuto gli esami di riparazione. C'è Francesco Ludovico Tedone, diciassette anni, di Corato, tornato da poco da un anno di studio in Giappone e diretto ad Andria per perfezionare l'iscrizione al quinto anno di scuola superiore.
Ci sono i due macchinisti alla guida dei convogli: Pasquale Abbasciano, di Andria, che a fine anno sarebbe andato in pensione, e Luciano Caterino, trentasettenne di Corato.
Gabriele Zingaro aveva ventitré anni ed era studente di Scienze dei materiali all'Università di Bari; secondo alcune ricostruzioni, quel giorno si trovava sulla tratta per un controllo medico legato a un infortunio sul lavoro.
Ricordare, in giornate come questa, significa innanzitutto rifiutare l'indifferenza dei numeri: ventitré sono famiglie che ogni 12 luglio si risvegliano con lo stesso vuoto, sono padri che non hanno mai potuto riabbracciare un figlio, sono figlie che scelgono il silenzio della memoria privata perché quella pubblica non è ancora riuscita a offrire loro piena giustizia.
Ma il valore di questa giornata sta anche nella promessa, rinnovata dalle istituzioni presenti, che la memoria non resti un esercizio retorico.
Onorare le vittime di Andria-Corato significa, infine, tradurre la memoria in responsabilità concreta: solo così il ricordo di Pasquale, Giuseppe, Serafina, Maria, Alessandra, Rossella, Pasqua, Enrico, Luciano, Michele, Albino, Salvatore, Giulia, Nicola, Jolanda, Donata, Maurizio, Giovanni, Fulvio, Antonio, Francesco Ludovico e Gabriele potrà davvero dirsi non vano.

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