mercoledì 15 luglio 2026 06:43

Crisi olio d'oliva: stop a miscelazione extravergine, per fermare trafficanti e tutelare la salute dei cittadini

L’annuncio del Masaf e l’intensificazione dei controlli rispondono alle richieste della mobilitazione che aveva coinvolto migliaia di agricoltori

Lo stop alla possibilità di miscelare olio vergine a extravergine risponde alle nostre richieste per fermare le manovre dei trafficanti di olio e fare piena trasparenza su un settore cardine del Made in Italy, con misure strutturali efficaci per salvaguardare la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. È quanto affermano Coldiretti e Unaprol commentando l'annuncio fatto dal Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida al tavolo di filiera convocato a Roma.

Un impegno importante quello a modificare nelle prossime ore la circolare relativa alla miscelazione, per garantire maggiore chiarezza normativa. Una risposta all'istanza di intervento urgente inviata nei giorni scorsi da Unaprol ai vertici del Masaf e dell'Icqrf. La pratica del blending, tollerata in Italia sulla base di vecchie circolari ministeriali ed europee, consente oggi all'industria di correggere i difetti di un olio vergine "annegandolo" in una percentuale di extravergine per rispettare i parametri chimici di legge, ma svuotando di significato le analisi sensoriali (Panel Test) e ingannando di fatto il cittadino sulla reale purezza del prodotto. La modifica alla circolare invocata da Coldiretti e Unaprol risponde così al principio ribadito che un prodotto di minor pregio non può acquisire una diversa classificazione attraverso operazioni di miscelazione.

Nell'ultimo anno il prezzo dell'olio extravergine è crollato del 50%, mentre i costi sostenuti dagli olivicoltori italiani sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro, secondo le elaborazioni del Centro Studi Divulga. Un paradosso che trova spiegazione analizzando i dati della filiera. L'Italia produce infatti circa 234 milioni di litri di olio extravergine d'oliva – un quantitativo che potrebbe risultare persino inferiore con controlli ancora più rigorosi – a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, esportazioni per 318 milioni di litri e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri all'anno. Numeri che, secondo Coldiretti e Unaprol, evidenziano come una parte dell'olio straniero venga commercializzata sfruttando impropriamente il richiamo all'italianità, ingannando cittadini e produttori.

"Oggi abbiamo ottenuto un impegno importante da parte del ministro e per questo lo ringraziamo. Il prossimo passo deve essere quello di potenziare il sistema di controllo con l'impiego di nuove metodologie analitiche e al potenziamento della rete dei laboratori – spiega David Granieri, presidente di Unaprol e vicepresidente nazionale di Coldiretti –. Risonanza magnetica, mappa genetica e mappatura isotopica possono dire con chiarezza da dove arriva un prodotto e devono essere utilizzabili come prove in giudizio, per fermare una volta per tutte chi taglieggia i produttori italiani pagandoli sotto i costi di produzione".

"Lo stop alla miscelazione tra olio vergine ed extravergine rappresenta un passo concreto per restituire trasparenza al mercato e valore al lavoro degli olivicoltori. In Puglia, prima regione olivicola d'Italia, è fondamentale impedire che pratiche che alterano la reale qualità del prodotto penalizzino le imprese agricole, comprimano i prezzi riconosciuti ai produttori e alimentino fenomeni speculativi. Servono regole chiare e controlli sempre più efficaci per difendere il vero olio extravergine italiano, garantire la salute dei consumatori e tutelare un patrimonio economico, ambientale e identitario del nostro territorio", afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. "Accogliamo con favore l'annunciata intensificazione dei controlli e la revisione della disciplina sulla miscelazione, ma è indispensabile completare il percorso rafforzando la tracciabilità lungo tutta la filiera. Occorre contrastare con determinazione ogni forma di concorrenza sleale e di falsa italianità, sostenendo al tempo stesso le imprese olivicole che stanno affrontando un forte crollo dei prezzi a fronte di costi di produzione sempre elevati. La trasparenza è la condizione essenziale per restituire fiducia al mercato e garantire un giusto reddito ai produttori", aggiunge Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

Importante per tutelare il settore anche il cambio di passo sui controlli, anch'esso tra le richieste avanzate con la grande mobilitazione di giugno che aveva visto migliaia di agricoltori della Coldiretti scendere in piazza in tutta Italia e riversarsi a Bari per dire basta a speculazioni, inganni e mancanza di trasparenza che mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole nazionali. Nel corso della riunione sono stati illustrati i dati delle ultime verifiche, evidenziando un'intensificazione significativa dell'attività ispettiva, con oltre 5 milioni di chilogrammi di olio controllati e sequestri per un valore di 10,3 milioni di euro.

Coldiretti e Unaprol hanno ribadito anche la richiesta di prevedere misure a sostegno delle imprese della filiera olivicola, duramente colpite dal crollo dei prezzi dell'olio. La forte svalutazione delle giacenze ha infatti determinato un rilevante danno patrimoniale per produttori, frantoiani, trasformatori e cooperative. Chieste anche misure finanziarie straordinarie per il sostegno allo stoccaggio, la sospensione dell'olio a dazio zero dalla Tunisia e il blocco del meccanismo del Tpa (traffico di perfezionamento attivo) sull'olio estero, con verifiche di massa sul Portale Sian, aggiornamento della tracciabilità sullo stesso Sian con le informazioni contenute nel fascicolo aziendale e monitoraggio settimanale dei prezzi di vendita.