
Portare la magia dell'Opera lirica internazionale a due passi da casa, destrutturandola per renderla viva, tangibile e incredibilmente attuale. È questa la scommessa vinta da Riccardo Sgaramella, talentuoso scenografo e costumista andriese, che dal 5 al 7 agosto ha firmato l'allestimento de "L'elisir d'amore" di Gaetano Donizetti presso la chiesa di Sant' Antonio a Barletta.
Una produzione nata dal laboratorio della compagnia newyorkese POVAI, in collaborazione con Apulia Sinfonietta e Fondazione Ciccolini, che ha visto alla guida un affiatatissimo "duo andriese": Riccardo Sgaramella alle scene e ai costumi, e Marialuisa Bafunno alla regia.
Dopo aver calcato grandi palcoscenici nazionali e internazionali, per Sgaramella lavorare nella provincia BAT è stata un'emozione dal sapore inedito. "È stato un azzardo, ma in senso positivo," racconta Riccardo. "La lirica sembra spesso un mondo lontano dalla nostra tradizione locale. Quando Marialuisa mi ha chiamato per parlarmi di questo progetto in Puglia, mi ha stupito. È subentrata un'emotività diversa: per la prima ho portato uno spettacolo nella mia terra".
La collaborazione con la Bafunno è stata una splendida scoperta. Entrambi andriesi, con qualche anno di differenza hanno condiviso lo stesso percorso di studi alla NABA di Milano, sfiorandosi per anni senza mai incrociarsi professionalmente, fino a questa fortunata occasione.
Progettare per un luogo sacro del '500 impone vincoli architettonici rigidi: niente quinte, niente sipario, impossibilità di interventi invasivi. L'intuizione del duo è stata geniale: trasformare la costrizione in estro. "Invece di ignorare la chiesa o coprirla, l'abbiamo trasformata nel backstage temporaneo di un teatro", spiega lo scenografo. "L'azione si svolge tra i camerini degli attori, delineati da dettagli come specchi per il trucco e locandine. La navata centrale è diventata la 'piazza' d'incontro".
Anche la gestione della luce naturale è stata una sfida tramutata in poesia: "Durante le prove vedevamo lo spettacolo cambiare ogni ora. Il sole entrava dalle navate e dettava i tempi visivi, creando un passaggio sfumato e naturale verso la luce artificiale serale. Inoltre, per rompere la barriera limitante della pedana, abbiamo fatto agire i cantanti anche in mezzo al pubblico, ai lati e in fondo alla chiesa".
Sgaramella ha curato anche i costumi, garantendo un controllo visivo totale. La traduzione contemporanea dell'opera si legge nei dettagli sartoriali, pensati per cantanti che recitavano a mezzo metro dal pubblico. Addio agli stereotipi, spazio all'identità:
- Nemorino: Non il classico contadino, ma un addetto alle pulizie, vestito con toni grigi e spenti, che fatica a far emergere il suo carattere.
- Adina: Sofisticata ed estiva. Arriva con un abito blu in stile charleston, una scelta di scena "riciclata" dal personaggio per muoversi nella storia con eleganza.
- Belcore: Il sergente vanitoso diventa un attore in prova. Mantiene la sua t-shirt e i jeans, ma indossa gli stivali militari e la giacca di scena per "entrare nel personaggio".
- Dulcamara: Estroso e sopra le righe, i suoi abiti sono stati cuciti su misura sulla personalità dirompente del cantante stesso.
Questa stessa sete di scoperta è ciò che Riccardo, oggi docente alla NABA, cerca di trasmettere ai suoi studenti del primo anno, rivedendo in loro il ragazzo andriese che lasciò il Sud per studiare. "Ai giovani concittadini che sognano il teatro dico: serve determinazione e la consapevolezza di non essere mai 'arrivati'. Ogni spettacolo è un reset, si riparte da zero. L'ispirazione non arriva stando chiusi in casa, ma guardandosi intorno e confrontandosi continuamente con gli altri".
E se dovesse immaginare una scenografia per Andria? Non ha dubbi: "Castel del Monte. Ma non tanto nel cortile ottagonale, quanto all'interno delle stanze. Oppure, un allestimento totalmente immerso nella natura circostante, tra quegli ulivi che guardavo scorrere dal finestrino del treno quando tornavo in Puglia".
Mentre il sipario cala su Barletta, il futuro di Sgaramella è già proiettato verso le vette mondiali dell'Opera. Ad ottobre dell'anno prossimo firmerà le scenografie per una nuova commissione assoluta basata su un'opera di Beethoven al Teatro alla Scala di Milano (palco che aveva già conquistato a soli 25 anni).
"È una montagna russa," conclude, "ma il privilegio più grande è poter dire, ogni giorno: vado a lavorare, vado in teatro".





