mercoledì 09 settembre 2026 10:49

Dopo il caldo adesso si temono gli storni che potranno fare razzia di olive

Coldiretti favorevole alle iniziative della Regione sull'intervento di cacciatori autorizzati

Sono circa 4,6 milioni gli storni che svernano in Puglia, con un forte impatto sulle produzioni olivicole, considerato che nelle aziende monitorate è stata rilevata una perdita media di olive del 12,6%, un dato che conferma la necessità di intervenire per contenere i danni alle imprese agricole. Per questo Coldiretti Puglia valuta positivamente il provvedimento della Regione Puglia che autorizza, per la stagione 2026/2027, il prelievo in deroga dello storno (Sturnus vulgaris) sull'intero territorio regionale, con il prelievo che potrà essere effettuato dai cacciatori autorizzati dal 1° novembre 2026 al 31 gennaio 2027, in tutti gli Ambiti territoriali di caccia pugliesi e per un massimo di tre giornate di caccia alla settimana.

La decisione della Giunta regionale arriva sulla base della relazione tecnico-scientifica elaborata dal Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell'Università degli Studi di Bari, che ha analizzato la presenza dello storno e gli effetti sulle coltivazioni pugliesi. Il dato più significativo riguarda le aziende olivicole, dove è stata rilevata una perdita media del 12,6% del prodotto atteso, dovuta alle olive mangiate dagli storni. La relazione scientifica sottolinea che gli storni possono alimentarsi in molteplici ambienti, sia coltivati sia incolti, e che la localizzazione dei dormitori incide solo parzialmente sulla distribuzione delle aree di alimentazione – rileva Coldiretti Puglia - che possono trovarsi anche a circa 100 chilometri dai siti di aggregazione notturna.

I numeri rendono ancora più evidente la sproporzione tra la consistenza della specie e il prelievo effettuato nella precedente stagione – aggiunge Coldiretti Puglia – con l'analisi condotta sui 537 tesserini venatori che ha registrato 459 storni abbattuti, con il pieno rispetto del limite giornaliero previsto. Il prelievo massimo individuale rilevato è stato di 11 capi in una singola giornata e gli esemplari prelevati hanno rappresentato appena lo 0,01% della popolazione svernante regionale.

Il nuovo provvedimento rappresenta un passo importante perché riconosce, sulla base di dati scientifici, una problematica che gli agricoltori pugliesi conoscono bene – sottolinea Coldiretti Puglia –. Lo storno concentra la propria attività alimentare anche nelle aree coltivate e può raggiungere gli appezzamenti anche molto lontani dai dormitori. Per gli olivicoltori significa affrontare una pressione aggiuntiva proprio nel momento più delicato della campagna, quello della maturazione e della raccolta".

Ora è fondamentale che la procedura prosegua rapidamente e che il sistema di monitoraggio venga utilizzato pienamente, perché servono strumenti concreti per tutelare le produzioni agricole e, allo stesso tempo, garantire un prelievo selettivo, controllato e proporzionato – insiste Coldiretti Puglia –. La gestione della fauna selvatica non può essere affrontata solo quando il danno è già stato prodotto, occorre una programmazione stabile, fondata sui dati scientifici e capace di intervenire laddove la presenza dello storno determina effettive criticità per le coltivazioni.

La presenza degli storni rappresenta una pressione crescente sulle campagne pugliesi, soprattutto nelle aree a maggiore vocazione olivicola – spiega Coldiretti Puglia – dove ogni esemplare può arrivare a mangiare fino a 20 grammi di olive al giorno, con concentrazioni particolarmente elevate tra le province di Bari e Brindisi e nel Gargano, nell'area compresa tra Manfredonia e San Giovanni Rotondo, dove gli stormi sono ormai una presenza stanziale e il loro impatto sulle coltivazioni è sempre più evidente.

Il problema non riguarda soltanto la quantità di olive sottratte alla produzione, perché il passaggio degli stormi provoca anche danni alle strutture e alle superfici utilizzate durante la raccolta, comprese le piazzole degli oliveti, mentre gli escrementi depositati sugli ortaggi possono compromettere la qualità commerciale delle produzioni – denuncia Coldiretti Puglia - una pressione che costringe le aziende agricole a mettere in campo ulteriori attività di difesa e a modificare, in alcuni casi, le proprie strategie di gestione delle colture.

Tra le zone maggiormente interessate figurano numerosi comuni della fascia olivicola tra Bari e Brindisi, da Polignano a Mare fino a Brindisi, passando per Monopoli, Conversano, Alberobello, Locorotondo, Fasano, Ostuni, Ceglie Messapica, Francavilla Fontana, Carovigno e gli altri principali territori produttivi. Nel Gargano il fenomeno interessa, tra gli altri, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Rignano Garganico, Apricena, Poggio Imperiale, Lesina, Sannicandro Garganico e Cagnano Varano. Nelle aree più esposte, le perdite sulle produzioni olivicole sono state stimate tra il 30% e oltre il 60%.

Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di crescente pressione della fauna selvatica sull'agricoltura pugliese – conclude Coldiretti Puglia - dai cinghiali, che danneggiano coltivazioni e rappresentano un rischio anche per persone e animali allevati, ai lupi e ai cani inselvatichiti, fino a lepri, cormorani e pappagalli verdi, diverse specie incidono sulle produzioni agricole e zootecniche, per gli storni il conto riguarda soprattutto olive e strutture di raccolta, mentre per i pappagalli verdi sono frutta e mandorle a finire nel mirino, con danni complessivi alla fauna selvatica stimati in oltre 30 milioni di euro.