
Sulla vicenda della piscina comunale di Andria l'assessore alla Città Autentica con delega ai Lavori Pubblici, arch. Mario Loconte, interviene per alcune doverose precisazioni sull'aggiudicazione della concessione dell'impianto natatorio attraverso la formula del Partenariato Pubblico-Privato (PPP).
«L'aggiudicazione della concessione rappresenta il risultato di un percorso articolato, avviato dopo due procedure di gara pubblica andate deserte – spiega l'Ass. Loconte - Un esito che va contestualizzato anche alla luce delle serie difficoltà attraversate dal settore degli impianti natatori negli ultimi anni, prima con l'emergenza Covid e poi con la crisi energetica che, a causa del forte rincaro dei costi, ha portato alla chiusura di numerose piscine in Italia.
Veniamo al fattore costi: il secondo bando pubblico prevedeva un investimento di circa 500.000 euro per interventi di ristrutturazione circoscritti prevalentemente agli spazi interni dell'edificio, con particolare riferimento agli impianti termici e idraulici e a interventi parziali sulla vasca interna. La durata della concessione era fissata in 15 anni. Diverso era il riferimento ai circa 250.000 euro quale importo stimato dalla precedente società aggiudicataria nella fase provvisoria per un intervento limitato alla sola componente impiantistica. Quella procedura si è successivamente conclusa con il recesso, a seguito dell'accertata incapacità della società a contrarre.
Rispetto invece ai costi di ristrutturazione previsti nella successiva proposta di partenariato pubblico – privato, ovvero 900mila euro, essi non sono semplicemente "aumentati", ma corrispondono a un progetto di riqualificazione più ampio, esteso anche alle parti esterne dell'immobile.
La proposta prevede, infatti, il ripristino integrale sia della vasca interna sia di quella esterna, oltre a significativi interventi finalizzati all'efficientamento energetico dell'intero complesso. Si tratta, dunque, di un investimento più consistente, giustificato dall'estensione degli interventi e da una maggiore durata della concessione (20 anni).
Non va dimenticato che il Comune non disponeva e non dispone ancora oggi delle risorse necessarie per sostenere direttamente gli investimenti richiesti dalla ristrutturazione. Né sarebbe stato possibile ipotizzare con facilità il ricorso a un mutuo o a forme di compartecipazione finanziaria, considerati i vincoli particolarmente restrittivi imposti dal Piano di riequilibrio finanziario dell'Ente.
La proposta di finanza di progetto è stata sottoposta a due distinti livelli di verifica: uno di natura tecnica, volto ad accertare la validità del progetto di ristrutturazione dell'immobile, e uno di natura economico-finanziaria, finalizzato a verificarne la sostenibilità e la congruità rispetto agli investimenti previsti e alla successiva gestione dell'impianto, così come previsto dalla normativa vigente. Il Codice dei contratti pubblici stabilisce, infatti, parametri precisi per garantire l'equilibrio economico-finanziario dell'operazione. È proprio sulla base di tale equilibrio che è stato individuato in 2.400 euro annui il limite massimo del corrispettivo a favore dell'Ente Comune.
Una proposta economica superiore non sarebbe risultata compatibile con l'equilibrio complessivo dell'operazione, a fronte di un investimento di circa 900.000 euro interamente a carico del soggetto proponente.
La relazione economico-finanziaria ha inoltre esaminato la solidità del soggetto proponente e i vantaggi per l'Amministrazione derivanti dall'operazione, con particolare riferimento al trasferimento al privato dei rischi connessi alla ristrutturazione e alla gestione dell'impianto.
L'obiettivo è garantire la sostenibilità dell'operazione, tutelare l'interesse pubblico e consentire la riqualificazione di una struttura comunale senza gravare l'Ente di investimenti che, nelle attuali condizioni finanziarie, non sarebbe stato in grado di sostenere direttamente.
Un'ulteriore precisazione riguarda il diritto di prelazione del soggetto proponente.
Il bando pubblico ha previsto espressamente l'eliminazione di tale diritto. La procedura è stata infatti impostata senza riconoscere al proponente alcun diritto di prelazione, a conferma della volontà di assicurare trasparenza e correttezza nell'intero iter amministrativo sotto il profilo tecnico, giuridico e procedurale.
Tali precisazioni si rendono necessarie per ricondurre la vicenda della piscina comunale ai fatti e agli atti amministrativi, offrendo ai cittadini un quadro completo delle valutazioni compiute, delle risorse disponibili e delle ragioni che hanno condotto alla scelta del Partenariato Pubblico-Privato».
