
La ricerca della libertà é stato il filo conduttore di un interessante incontro multidisciplinare, svoltosi ieri, mercoledì 28 ottobre a Pescara, nella Sala del Consiglio del Comune, affollata di oltre 200 studenti dei licei di Pescara, Montesilvano e Castel Di Sangro.
L'incontro, promosso dal CVS - Centro Servizi Volontariato- d'Abruzzo, da Parallelo 42 contemporary art, con il patrocinio del Comune di Pescara, é scaturito dalla pubblicazione di "Liberi tutti: o siamo tutti liberi o nessuno è libero", che mette insieme pensieri e approcci differenti, grazie all'idea dell'artista Mariantonietta Firmani, che ha portato alla ribalta temi di particolare interesse pubblico, sviluppatesi in varie parti d'Italia nonché presso il "Teatro Out Off" di Milano.
Dopo i saluti istituzionali di Carlo Masci, sindaco di Pescara, e la presentazione del progetto con Casto Di Bonaventura presidente Csv Abruzzo Ets e di Mariantonietta Firmani curatrice di "Liberi tutti", si sono tenuti gli interventi di don Riccardo Agresti direttore generale del progetto diocesano "Senza sbarre" di Andria, di Giannicola Sinisi, ex magistrato e presidente dell'associazione "Senza sbarre"; di Marcello Signorelli, economista già presidente Eace e direttore dipartimento Unipg e di Annamaria Raciti, direttore Udepe Pescara (Istituto di Istruzione del personale dell'Amministrazione Penitenziaria).
Interessante e particolarmente seguita la presentazione del progetto diocesano "Senza Sbarre" di Andria e della comunità socio-lavorativa "A mano libera" che sorge alla contrada "San Vittore", realtà -fortemente volute dal vescovo diocesano Mons. Luigi Mansi- che hanno dimostrato la possibilità di innovare la concezione stessa del carcere come luogo di segregazione, vecchio di oltre duecento anni. "Tutte queste condanne ai lavori forzati, un tempo addirittura associati alle percosse, non correggono nessuno e, quel che è peggio, non agiscono da deterrente quasi con nessun criminale; il numero di delitti non solo non diminuisce, ma è in continuo aumento", così narra Dostoevskij nel romanzo "I fratelli Karamazov", nel 1879, continuando che solo nell'ambito della cristianità si poteva costruire un modo davvero alternativo di affrontare il crimine.
Per Don Agresti e Sinisi risulta oggi più che mai necessario introdurre nuovi concetti di rieducazione comunitaria, passando dalla detenzione punitiva a un concetto di giustizia riparativa. "Di fronte a una società, che sceglie ciò che è sicuro, che conviene ed è vantaggioso, c'è sempre qualcuno che sceglie la giustizia, la legalità, l'amore, l'impegno per gli altri; sapendo di correre rischi.", scrive monsignor Leonardo Sapienza nella prefazione al libro: "Una vita senza sbarre", del magistrato Giannicola Sinisi.
E di questo libro e del racconto che ne è stato fatto si sono diffusamente soffermati sia il sacerdote don Riccardo Agresti che l'ex magistrato Giannicola Sinisi, che hanno illustrato i molteplici elementi del progetto con le svariate implicazioni prospettiche, non solo sulla comunità territoriale, ma sull'idea stessa di società. In "Senza Sbarre" il lavoro ri-diventa centro di realizzazione delle potenzialità creative dell'essere umano, come singolo e come parte della comunità, rinnovando costantemente i principi cristiani di ascolto, perdono e accoglienza.
Pensando a una nuova centralità del lavoro appare cruciale rileggere i meccanismi innescati dal pensiero economico che dal baratto è arrivato a produrre oggi una società disgregata dall'esorbitate potere di meccanismi che promuovono disuguaglianze sociali concentrando risorse nelle mani di sempre meno individui. Urge un nuovo pensiero economico centrato sull'economia civile, argomento sviluppato dal docente ed economista Marcello Signorelli. E ancora, i concetti di comunità e organizzazioni civili sono stati quindi trattati da Casto di Bonaventura, presidente Csv Abruzzo Ets, e Annamaria Raciti, direttore Udepe Pescara.
L'introduzione fatta da Mariantonietta Firmani, curatrice di Liberi tutti, ha posto l'accento sulla complessità come patrimonio irrinunciabile verso una maggiore consapevolezza individuale e collettiva. La somma degli interventi, moderati da Pierluigi Pavone, filosofo e docente all'ateneo pontificio Regina Apostolorum ha posto così l'intento di ricostruire potenziali costruttivi e negativi del pensiero attuale, sia sulla comunità che sull'individuo.





